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Istat, Figuccia: “Comuni siciliani senza programmazione strategica e innovazione”

“Gli ultimi dati Istat rivelano come i Comuni siciliani destinino soltanto briciole per spese in conto capitale e programmazione mentre numerose sono le risorse che vengono divorate da uscite improduttive – a dirlo è Vincenzo Figuccia deputato dell’Udc all’Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia che prosegue – mancano opere pubbliche, innovazione, riparazione del territorio in tutti i Comuni siciliani che in questi settori, investono meno degli altri.

Il confronto con i gemelli di altre regioni italiane conferma che le spese in conto capitale, cioè quelle che determinano la programmazione di prospettiva di un Ente locale, risultano inferiori in ambiti strategici per lo sviluppo: turismo, beni culturali, trasporti, tutela del territorio e politiche giovanili.
Il dato che risulta maggiormente critico è quello relativo alla tutela e alla valorizzazione dei beni e delle attività culturali fermo a poco più di 15,4 milioni mentre quello che riguarda il turismo, potenzialmente uno dei canali più fiorenti del sistema siciliano, le spese non arrivano ai 2 milioni di euro.

Sul fronte dei trasporti, soltanto 74 milioni di euro investiti, a fronte del mezzo miliardo dei lombardi e dei 366 milioni dei campani. Poco o nulla, infine, anche negli investimenti dedicati alle politiche giovanili, sport e tempo libero, passaggi ineludibili per migliorare la qualità della vita dei Comuni siciliani che, infatti, restano sempre in coda alle classifiche nazionali.
Un quadro raccapricciante e paradossale – dice il parlamentare – che sembra ignorare l’importanza della pianificazione strategica dalla quale passano le progettualità necessarie per dare un volto dignitoso e competitivo alle nostre città.

Se il ritardo di molti comuni sui principali atti di controllo del territorio, dai piani regolatori fino ai piani di protezione civile, continua a trascinarsi da anni, questo vuol dire che ci sono certamente responsabilità degli Enti locali, ma anche che è necessario ripensare al dato legislativo. Non è possibile chiedere a un piccolo comune gli stessi atti che poi vengono chiesti anche a una metropoli. Mi attiverò personalmente – conclude – perché la Regione elabori proposte efficaci relativamente agli strumenti di gestione e di programmazione dei territori”.

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